Il metodo beassessed

beassessed nasce da un principio semplice: la misura psicologica seria non si improvvisa. Ogni parte della piattaforma, dai questionari al report, segue regole precise. Eccole.

1. Solo strumenti fondati

I questionari validati presenti sulla piattaforma sono utilizzati nella loro versione ufficiale, con citazione degli autori e dell'anno, senza modifiche. Gli screening costruiti da beassessed sono progettati in modo strutturato e coerente con la letteratura scientifica, e vengono presentati per ciò che sono: strumenti informativi di orientamento, non test diagnostici.

2. Percorsi, non test isolati

Un singolo questionario dice poco. Ogni sezione di beassessed è un percorso: uno screening iniziale che copre più aree, approfondimenti coerenti con quanto emerge, e uno spazio in cui la persona racconta con parole proprie, il modulo narrativo "Understand Yourself" nei percorsi di screening, l'intervista iniziale a domande aperte nella Valutazione professionale, dove il clinico può aggiungere anche una scheda di assessment. Il report finale mette insieme tutte le parti, perché i numeri e la storia si leggano a vicenda.

3. Il professionista resta al centro

La piattaforma automatizza la somministrazione e il calcolo, mai il giudizio. In nessun caso lo screening sostituisce il parere clinico di un professionista: solo uno psicologo può leggere i risultati nel loro insieme e formulare una valutazione o una diagnosi. Nella Valutazione professionale il report è letto, scritto e firmato da uno psicologo iscritto all'Albo, e il colloquio di restituzione ne fa parte: esiti psicodiagnostici non si consegnano senza che qualcuno li spieghi. Nei percorsi self-service il report dichiara con chiarezza i propri limiti, e il colloquio si può prenotare a parte.

«Al centro» significa una cosa precisa: il referto lo compone il professionista, sezione per sezione. Ogni parte del documento, la sintesi che mette in relazione i punteggi, la formulazione del caso, le tabelle, le schede a testo libero, la sua interpretazione clinica, la include o la esclude lui. Le elaborazioni automatiche, intelligenza artificiale compresa, sono un supporto che può usare o lasciare: quello che arriva al paziente è ciò che il clinico ha scelto di far proprio, e il documento lo dichiara.

4. Sicurezza prima di tutto

Alcuni questionari contengono item sentinella: domande che nominano espressamente il farsi del male. Dove sono presenti, una risposta che indica rischio ferma il percorso e propone subito i canali di aiuto. Non sono in tutti gli strumenti: li portano le scale sull'umore e sul disagio, che entrano nei percorsi in cui quel tema è pertinente. Negli altri il questionario non fa da rete, e non pretende di farla, se stai male adesso, non aspettare la fine di uno screening: chiama il 112 o il Telefono Amico 02 2327 2327. I suggerimenti mostrati nei report sono rielaborati dalla letteratura scientifica e dalle linee guida internazionali (OMS, NHS, NICE, Istituto Superiore di Sanità) e, nelle fasce di punteggio più alte, non propongono "fai-da-te": indirizzano al professionista.

5. Dati trattati come meritano

Le risposte ai questionari sono dati relativi alla salute: conservate su server in Europa, protette secondo il GDPR e tenute per il tempo previsto dalla normativa. Nella Valutazione professionale il professionista di riferimento è l'unica persona che le legge, vincolato dal segreto professionale; nei percorsi di screening non le legge nessuno, perché il report è prodotto in automatico.

Per comporre il report i punteggi e le risposte che scrivi con parole tue nei moduli di approfondimento vengono elaborati da un fornitore tecnologico che agisce per conto del titolare, senza ricevere nome né indirizzo email e senza poterli usare per addestrare i propri sistemi. Lo scriviamo perché dire «li vede solo il tuo psicologo» sarebbe più semplice, e non sarebbe vero. I dettagli sono nell'informativa privacy.

6. Limiti dichiarati

Nessuno strumento self-report è infallibile: l'umore del giorno, il contesto e il modo di leggersi influenzano le risposte. Per questo i report parlano di "fasce" e "indicazioni", mai di certezze, e il monitoraggio nel tempo (ripetere la misura a distanza di settimane) vale più di una fotografia singola. Dire chiaramente cosa uno strumento non può fare è parte del metodo.

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